Il diritto societario alle prese con il falso

da Il Sole 24 ore dell'1.11.99

Con il testo elaborato dalla commissione Mirone, la riforma del diritto societario fa un passo avanti. Ultimato il lavoro dei tecnici, ora tocca al mondo politico far capire qual è l’effettiva volontà di varare le nuove regole. In prima battuta dovrà essere il Parlamento a scoprire le carte, quando il disegno di legge delega verrà presentato alle Camere dopo il giro di pareri fra i vari ministeri interessati, in particolare, quello della Giustizia e del Tesoro.

Poi sarà la volta del Governo, al quale è affidato il compito di dare contenuto ai principi fissati nel disegno di legge. Sui tempi e i modi della riforma pesano soprattutto le novità sul falso in bilancio, un reato legato a doppio filo con gli accadimenti di Tangentopoli e, pertanto, con i processi ancora in corso sui fondi neri.

Il falso in bilancio. La proposta formulata dalla commissione ha l’obiettivo di circoscrivere il reato e ancorarlo a circostanze meglio determinate. Attualmente, l’articolo 2621 del codice civile fa perno sul concetto di comunicazione falsa, relativa alle condizioni o alla costituzione della società, esposta «fraudolentemente» nel bilancio, nelle relazioni o in altre comunicazioni sociali. La formulazione generica della norma ha ingenerato una duplice applicazione: da una parte giudici che hanno perseguito qualsiasi falsa informazione riportata in bilancio; dall’altra quelli che hanno sanzionato solo le comunicazioni non veritiere capaci di incidere effettivamente sulla contabilità dell’impresa.

La logica seguita in questi ultimi casi è stata che le alterazioni di alcune decine di milioni nel bilancio di un’azienda che fattura centinaia di miliardi deve, certo, essere perseguito, ma non secondo il reato previsto dall’articolo 2621 del codice civile.

Le incertezze e le differenze applicative provocate dalla norma attuale sono state ora stemperate con una più dettagliata previsione delle fattispecie del reato. Si può, pertanto, parlare di falso in bilancio quando le informazioni non veritiere sulla situazione patrimoniale, economica o finanziaria della società (o del gruppo cui appartiene) hanno un obiettivo ben preciso: procurare agli amministratori un profitto.

Il quadro è reso ancora più dettagliato dalle raccomandazioni contenute in una nota voluta dalla Banca d’Italia e dal ministero del Tesoro, i quali hanno proposto di «precisare altresì che le informazioni (false, ndr) debbono essere significative e tali da alterare sensibilmente la rappresentazione della situazione stessa...». In altre parole, perché si possa parlare di falso in bilancio si deve verificare una manomissione dei conti che induca un’idea fuorviante dell’assetto societario.

Il civile. Favorire la competitività imprenditoriale, definire con chiarezza i compiti e le responsabilità degli organi sociali, semplificare la disciplina, ampliare gli ambiti dell’autonomia statutaria, adeguare la disciplina dei modelli societari alle esigenze delle aziende: sono i principali criteri che il Governo dovrà tener presente quando si troverà a metter mano alla riforma delle società non quotate.

Tra le principali novità, quella di una decisa separazione tra le società a responsabilità limitata e le società per azioni. Per quanto riguarda le prime, la commissione Mirone chiede al Governo diversi interventi: semplificare il procedimento di costituzione delle Srl, eliminando l’omologa presso il tribunale e tutti gli altri adempimenti superflui; disciplinare le condizioni e i limiti per l’emissione dei titoli di debito; stabilire i limiti oltre i quali è obbligatorio un controllo legale dei conti; prevedere un’ampia autonomia nei procedimenti decisionali e per gli strumenti di tutela degli interessi dei soci.

Riguardo alle Spa, invece, la proposta di riforma specifica che il fine è, per quanto riguarda le procedure costitutive, di semplificare i procedimenti e limitare la rilevanza dei vizi; per quanto riguarda la disciplina del capitale, invece, l’obiettivo deve essere quello di consentire, tra l’altro, che la società costituisca patrimoni dedicati a uno specifico affare.

Antonello Cherchi