Il giusto processo entra nella Costituzione

da La Gazzetta del Sud del 25.2.99

ROMA Sì del Senato al «super 513», che inserisce nella Costituzione il principio del «giusto processo». Larghissimo il consenso (184 voti contro 14, 12 gli astenuti), ma più di una ventina di scontenti si sono contati tra i senatori della Quercia. Ai quali si è aggiunto il ragusano Mario Occhipinti, dell'«Idv» di Di Pietro. Il provvedimento, che modifica l'articolo 111 della Costituzione, dovrà essere approvato due volte da ambedue le Camere, con l'intervallo di almeno tre mesi tra una votazione e l'altra. Soddisfatti il ministro della Giustizia, gli avvocati e un po' tutte le parti politiche. È un «inizio promettente» per Marcello Pera (FI) e la prova che «se ci sono accordo e volontà politica le riforme si possono fare», per il diessino Guido Calvi. Si dice «compiaciuto» il capogruppo di An Giulio Maceratini. Anche il presidente dell'Antimafia, Ottaviano Del Turco sottolinea «il salto di qualità» ottenuto al Senato, mentre il Verde Saro Pettinato registra un «significativo passo avanti» e il leghista Luciano Gasperini mette in rilievo che, anche se «ovvia», della norma approvata «c'era paradossalmente un gran bisogno». Nella Costituzione, insomma, sarà scritto che il processo deve essere giusto e di durata ragionevole, con il diritto dell'indagato ad avere rapidamente notizia dell'accusa («un via riservata») e a difendersi in contraddittorio con il suo accusatore. Le testimonianze rese in istruttoria dai coimputati, poi, avranno valore solo se ripetute in dibattimento. A meno che non sia «oggettivamente» impossibile, perché il testimone è deceduto, oppure non si provi che è ricattato o corrotto. Leggi ordinarie fisseranno casi e regole precisi. È disgelo tra maggioranza e opposizione, dopo quattro mesi di braccio di ferro? Sì, per il ministro Diliberto. «Il clima generale della giustizia sembra aver ottenuto un netto miglioramento proclama con un abbassamento di tutti i toni». A Botteghe Oscure, però, restano sul chi va là. Veltroni teme che la disponibilità del Polo ci sia solo su questo tema «e non su altri, come per esempio la legge elettorale e altri punti ugualmente importanti». E il responsabile del settore Giustizia è più preciso: «L'opposizione adotta una linea oscillante, a volte propagandistica dice Carlo Leoni su alcuni temi come il giusto processo e la riforma del rito monocratico c'è collaborazione, ma poi in commissione c'è chi vota contro l'istituzione dei tribunali metropolitani». Sta di fatto che lo scoglio-513 sembra per il momento evitato e il diessino Giovanni Russo, uno dei padri del disegno di legge costituzionale, canta vittoria bollando come «posizioni personali» i numerosi dissensi fatti registrare nelle file della Sinistra democratica. Dopo l'approvazione, la scorsa settimana, dell'anticorruzione e della competenza penale del giudice di pace, resta però il nodo della depenalizzazione dei reati minori, bloccato sul finanziamento illecito dei partiti. 

Lucio Tamburini