Dal voto segnali per le riforme

da La Repubblica del 25.5.98

Comuni e province, bassa l’affluenza alle urne

di GIANLUCA LUZI
ROMA - Anche se amministrativo un test elettorale di dieci milioni di votanti, di cui quasi la metà (quattro milioni e mezzo) in Sicilia, costituisce sempre un banco di prova serio per misurare gli umori degli elettori, soprattutto verso la maggioranza che sta al governo. Gli elettori hanno votato ieri per eleggere i sindaci di 519 comuni, di cui 23 capoluoghi, e i presidenti di 12 province, tra cui tutte quelle siciliane. Non si può dire che si siano precipitati in massa alle urne, alla chiusura dei seggi la percentuale era di alcuni punti sotto la media delle precedenti elezioni: 69,3 invece del 73,9 della volta scorsa, anche se in lieve recupero rispetto ai dati delle 17, e con alcune vistose eccezioni, come il 90,6% di Cagliari, dove faceva il suo debutto politico l’editore Niki Grauso. 
Quelle tenute ieri e gli eventuali ballottaggi fra quindici giorni sono le prime elezioni dopo lo storico ingresso dell’Italia nella moneta unica europea. Finora è stato il risultato più prestigioso del governo dell’Ulivo, ad esso il presidente del Consiglio Prodi aveva legato il proprio destino politico. E nei giorni scorsi, tra un vertice con i “Grandi” e l’altro, Prodi ha girato un po’ l’Italia proprio per ricordare agli elettori i risultati economici interni e internazionali raggiunti dal suo governo. 
Ma per un Euro portato a casa, il governo ha incassato una serie di avvenimenti negativi che hanno sicuramente appannato la sua immagine presso gli elettori indecisi: i ritardi nei primi soccorsi a Sarno, le fughe di Gelli e del mafioso Cuntrera (la cattura avvenuta ieri sera non ha potuto influenzare gli elettori), la rapina dei Van Gogh e del Cezanne. Insomma tanti segnali di uno Stato che è ancora molto lontano da una efficienza accettabile. A questo si aggiungono il duro avvertimento dei sindacati sull’occupazione, le proteste a Napoli, l’anatema del papa sull’aborto (che riflessi avrà avuto sugli elettori ulivisti cattolici?) e le turbolenze della maggioranza sulla parità scolastica dopo il disegno di legge sull’obbligo fino a sedici anni. Anche se si deve scegliere un sindaco o un presidente della provincia sono cose che pesano lo stesso. Quanto hanno pesato questa volta lo sapremo fra qualche ora. E quanto peseranno sulle sorti delle riforme istituzionali lo sapremo subito dopo.
I motivi di interesse, però, non finiscono qui: questa tornata elettorale è indicativa, infatti, anche per altri due temi che potrebbero pesare nel prossimo futuro: la sfida del sindaco di Venezia Cacciari alla Lega nel Nord-est e la prima volta della lista Udr dell’ ex presidente Cossiga. Il tentativo di Cacciari si presenta come una missione difficile dato che a Treviso la Lega è forte di un 40 per cento dei consensi, ma se gli autonomisti riusciranno ad arrivare al ballottaggio sono sicuri di battere gli uomini di Bossi, e una sconfitta della lega nel Nord est sarebbe clamorosa. Il ritorno in campo di Cossiga, invece, è più che altro un rodaggio in vista delle Europee dell’anno prossimo, quando si voterà con il sistema proporzionale. Si tratta di vedere, oggi, se la consistenza parlamentare dei centristi di Cossiga (31 deputati e 16 senatori) ha una rispondenza nel corpo elettorale o è solo frutto delle diaspore di Palazzo. 
Complessivamente l’Ulivo aveva un maggior numero di sindaci uscenti: 13, rispetto al Polo: 8. Il centrodestra è però più rappresentato nelle Province, avendo la presidenza uscente della provincia di Reggio Calabria e di tutte quelle siciliane tranne Agrigento ed Enna. E proprio la Sicilia è un banco di prova importante per Berlusconi, non solo perché deve mantenere le posizioni, ma anche perché a Palermo ha ricandidato Francesco Musotto, uomo- simbolo della battaglia del leader di Forza Italia contro la procura.
Arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa, Musotto è stato assolto dai giudici e Berlusconi lo ha abbracciato sul palco del congresso milanese di Forza Italia sollevandogli il braccio in segno di vittoria.