Nel distretto toscano le controversie ordinarie hanno fatto registrare un forte aumento. Firenze alla ricerca di magistrati 

da Il Sole 24 ore del 25.5.98

«In questo contesto la soluzione non esiste, salvo dare in appalto ai
privati la giustizia, civile e penale». A lanciare la provocazione è Luca
Saldarelli, presidente dell’Ordine degli avvocati di Firenze, da anni
impegnato a denunciare lo sfascio giudiziario che impedisce la tutela dei
diritti dei cittadini. «Nessuna riforma di natura processuale — sottolinea
Saldarelli — potrà servire a rendere efficiente una macchina
completamente da rottamare. C’è un’incapacità di fondo a gestire il
servizio-giustizia. Senza un piano Marshall da questa situazione non si
esce».
Le critiche sull’amministrazione della giustizia non arrivano solo dagli
avvocati. Renato Santilli, presidente supplente della I sezione civile della
Corte d’appello di Firenze, punta il dito sulla mancanza di controlli.
«Bisognerebbe prevedere maggiori controlli sulla produttività dei
magistrati — spiega Santilli — visto che oggi non esistono strumenti
efficaci a questo scopo. Così come non ci sono metodi per valutare la
capacità professionale. Se si guardano i pareri espressi dai Consigli
giudiziari in occasione delle promozioni in carriera, difficilmente ne
troveremo di negativi. A Firenze, tanto per fare un esempio, c’erano dei
posti scoperti di consigliere civile e il Csm ha deciso di trasferire qui dei
magistrati che non avevano mai fatto civile. Questo, per una Corte
d’appello, è abbastanza grave. Anche su questo versante potremmo fare
dei progressi».
Ma prima di tutto, secondo Santilli, serve un filtro iniziale per vagliare le
troppe domande di giustizia. «Bisognerebbe prevedere maccanismi di
conciliazione obbligatoria — sostiene il magistrato — perché oggi c’è
una litigiosità esasperata e non esistono strumenti per selezionarla».
«C’è sfiducia nella giustizia, eppure la gente continua a fare cause a non
finire», aggiunge il presidente del tribunale. Sul suo tavolo ogni giorno
arrivano, per essere assegnate alle sezioni, dalle 30 alle 40 nuove
cause.
Un piccolo sollievo all’ingolfamento della giustizia civile lo hanno dato i
giudici di pace che, pur con qualche limite, a Firenze stanno
funzionando abbastanza bene. «Almeno danno una risposta in tempi
decenti — sostiene l’avvocato Corrado Bacci, presidente onorario
dell’Associazione nazionale forense —. Quella dei giudici di pace è una
tendenza da incoraggiare e semmai da perfezionare». Nel capoluogo
toscano le cause pendenti di fronte al giudice di pace, al 30 giugno ’97,
erano 2.271, mentre quelle definite dal nuovo organo durante l’ultimo
anno raggiungevano quota 3.285.
A dare manforte allo smaltimento delle cause pendenti, dal prossimo
anno dovrebbero arrivare anche il giudice unico di primo grado, figura che
suscita diverse perplessità. «Ho paura che non risolverà granché»,
commenta il presidente Lombardo. «È la solita pezza messa a una
macchina inefficiente — sottolinea l’avvocato Saldarelli —. Bisognerà
stare attenti, perché il giudice monocratico è meno garantista».
In sostanza la valutazione di magistrati e avvocati sullo stato della
giustizia civile fiorentina è assai negativa. «Sa cosa succederà — dice il
presidente Santilli — adesso che la competenza sulle cause dei
dipendenti pubblici passerà dalla giurisdizione amministrativa a quella
ordinaria? Succederà che le cause aumenteranno ancora. È quello che
si è verificato ogni volta che si è spostato un rapporto dal Tar al pretore».
«A Firenze — dice l’avvocato Bacci — la giustizia del lavoro funziona
abbastanza bene, grazie soprattutto all’impegno dei magistrati. Adesso
però bisogna vedere cosa accadrà con l’arrivo delle controversie dei
dipendenti pubblici».
L’avvocato Bacci, in quarant’anni di professione, ha promosso una causa
in proprio solo una volta. Da più di vent’anni la controversia pende di
fronte al tribunale di Firenze. Bacci si è rivolto alla Corte di giustizia
europea e ha ottenuto un piccolo risarcimento, ma la decisione italiana
ancora non è arrivata. Che fare di fronte a questo sfascio? Saldarelli
reclama una profonda riforma dell’ordinamento giudiziario che parta dal
ministero di Grazia e giustizia, “territorializzato” in provveditorati
distrettuali alla giustizia, e passi attraverso la modifica dei Consigli
giudiziari (aperti anche ai membri laici), la previsione di più rigorose
incompatibilità tra giudici, il recupero alle attività giurisdizionali di tutti i
magistrati oggi addetti a funzioni amministrative, e la semplificazione dei
riti.
Silvia Pieraccini