| MODI
E NODI DELLA RAPPRESENTANZA POLITICA DEGLI AVVOCATI
di Palma Balsamo
La ricerca di meccanismi idonei a dare una voce unitaria all’Avvocatura
non è stata breve né facile, né si vuole qui ripercorrere
il cammino che, dopo le soluzioni interlocutorie di Venezia e di Roma,
è approdato, a Maratea, alla nascita dell’Organismo Unitario ,
emanazione del Congresso, organo che ha la rappresentanza politica dell’Avvocatura
e ne esprime gli orientamenti in attuazione delle mozioni congressuali.
Le argomentazioni a suo tempo comunemente addotte in favore
della istituzione dell’OUA ponevano empiricamente l’accento - da un lato
- sulla inidoneità delle istituzioni forensi (CNF, Consigli
dell’ordine) per la natura dei compiti loro assegnati dalla
legge, per una assenza di democraticità e di controllo, per un vero
e proprio difetto di rappresentanza, per la esperienza pluriennale che
aveva visto tali istituzioni dotate di atteggiamenti passivi nei confronti
del potere politico e del predominio nella gestione del servizio giustizia
del potere della magistratura; e - dall’altro - sulla incapacità
delle associazioni forensi, che rappresentano, rispetto al totale degli
iscritti a gli albi, una minoranza, di tradurre in capacità di incidenza
sui centri decisionali del paese la pur elevata capacità di
elaborazione di proposte e di confronto sulle idee.
Ma, nonostante il problema della rappresentanza degli avvocati
sia stato uno di quelli che più hanno formato oggetto di analisi
e di dibattito negli ultimi anni, è forse mancato un approfondimento
su quale fosse il modello di rappresentanza che meglio risponda all’esigenza
di garantire all’avvocatura quella autorevolezza di espressione che ne
consenta il coinvolgimento effettivo nella gestione della giustizia.
Questo fa sì che da parte di importanti associazioni forensi
si sia messo in discussione il modello di rappresentanza scelto a Maratea,
sia con riguardo alle modalità di investitura sia con riguardo ai
poteri, ai modi e alla esclusività del loro esercizio. E’ noto che
l’AIGA ha proposto di conformare l’OUA al modello associativo, ipotesi
poi non approvata dal congresso di Grado; è noto altresì
che l’unione delle Camere Penali, rivendicando una propria autonoma rappresentatività
politica, non riconosce la legittimazione esclusiva dell’OUA, propugnando
invece una struttura di rappresentanza su basi volontarie e federative
tra tutte le componenti associative.
Ricordiamo che al congresso forense gli avvocati partecipano
attraverso i delegati eletti dalle assemblee degli ordini circondariali.
Il congresso così eletto elegge ogni due anni l’OUA con la
proporzione di 2 membri per ciascun distretto sino a 3000 iscritti ed un
ulteriore membro per ogni frazione superiore a 1.000.
Al modello della rappresentanza associativa, (paradigmaticamente
inquadrata nello schema della associazione non riconosciuta, in cui il
potere di rappresentare è regolato dall’ordinamento statutario,
integrato dai principi costituzionali e di legge; il potere di vincolo
è pieno solo se attribuito dallo statuto interno ; l’elemento
personalistico, connaturato alla forma associativa induce a ritenere preferibile
la partecipazione degli associati alle scelte che qualificano l’azione
negoziale del gruppo e ciò implica una formazione proceduralmente
complessa e decentrata fra i vari organi associativi della decisione) si
è preferito il modello della organizzazione della comunità
in corpo elettorale che periodicamente conferisce, in determinate scadenze,
un mandato negoziale elettivo ad un agente che la rappresenta nei confronti
dei propri interlocutori. Il mandato è qui meno condizionato dal
consenso immediato dei rappresentati, traendo origine da un procedimento
elettorale di legittimazione, e viene presunto per tutta la durata della
carica sin dal momento dell’incarico rappresentativo, la cui scadenza segna
sia il criterio per imputare una eventuale responsabilità del rappresentante,
sia la verifica del grado del consenso per i componenti presenti nell’organismo
elettivo. La rielezione funge da controllo ex post effettuato dai
rappresentati e al contempo da criterio di giudizio della responsabilità
dei rappresentanti.
Questo sistema di investitura presuppone che si superi la frammentazione
associativa in un organismo superiore di rappresentanza , che rappresenti
la sintesi organizzata del pluralismo, sociale ed associativo, presente
nella categoria degli avvocati ed al contempo operi una generalizzazione
degli interessi particolari, con l’inserimento di interessi parziali o
specifici in un quadro di più generale interesse professionale.
Si è ritenuto cioè che meglio possa organizzarsi
la forma della rappresentanza e realizzarsi meglio la necessità
di conciliare le esigenze di tutela del pluralismo sociale e politico
dei rappresentati con l’unità, l’efficienza decisionale e la stabilità
della rappresentanza, la creazione di un organismo in cui il potere di
rappresentanza è svincolato da forme di mandato imperativo e da
meccanismi procedurali di verifica del consenso, mentre è connesso
alla mediazione indiretta del criterio di rappresentatività numerica.
Si tratta di una scelta , forse più intuita che approfondita,
ma che conserva la propria validità , poiché
la maggiore autonomia del rappresentante nel modello elettivo, oltre ad
essere più adatta ad una funzione tecnica, è quella che consente
di meglio contemperare consenso ed indipendenza, mentre l’adesione al modello
associativo, con tutti i limiti delle caratteristiche sopra elencate, inevitabilmente
indebolirebbe la capacità di interlocuzione con le istituzioni
e di polarizzazione dell’attenzione.
Non si vuole certo disconoscere che le associazioni forensi sono
state la sede di elaborazione delle tematiche in ogni campo del settore
giustizia, delle riforme, della tutela delle condizioni di lavoro degli
avvocati, dei modi di raccordo dialettico con la magistratura, né
, proprio perché l’OUA è svincolato da meccanismi di formazione
della volontà collettiva, può prescindersi dalla organizzazione
di avvocati che propongano obiettivi, scelte e soluzioni non solo al corpo
sociale ma allo stesso organismo unitario: svolgendo così un ruolo
di direzione, di orientamento, di elaborazione e coordinamento. Sarebbe
però un grave errore rinunciare ad un modello e ad un organo di
rappresentanza che filtri intenti, proposte, espressioni in una dimensione
più generale e rappresenti la tensione morale ed intellettuale comune
nell’avvocatura, agendo, in virtù della sua autonoma capacità
di determinazione, per il “benessere collettivo” della categoria, al di
là dell’interesse immediato di gruppi particolari .
Con il difficile compito, però, di far attenzione a non
generare un conflitto irrisolto e sistematico tra i propri atti e la percezione
soggettiva degli interessi da parte dei propri rappresentati.
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