Sta per essere varata dal Governo, con il dichiarato scopo di garantire maggiormente la sicurezza dei cittadini, una serie di eterogenee misure organizzative e legislative, fra le quali rileva la, non meglio specificata , limitazione alla possibilità di ricorrere in Cassazione, nonchè la possibilità di eseguire la pena prima della formazione del giudicato.
L'allarme sociale causato dall'aumento della criminalità diffusa e l'emergere drammatico del problema della sicurezza, soprattutto nelle grandi realtà urbane, rischia di costituire, ancora una volta, il pretesto per corrodere l'assetto delle garanzie e dei diritti.
I provvedimenti annunciati, infatti, al di là della chiara portata demagogica, oltre ad essere del tutto ininfluenti rispetto al problema sicurezza, non appaiono poter incidere positivamente nè sulla celerità dei processi, né sull’efficienza del sistema giudiziario.
Se l'intento del Governo é quello di accelerare i tempi del processo, ed evitare così la prescrizione di troppi reati, altri sono i meccanismi da porre in atto: l'aumento dell'organico dei magistrati, lo stanziamento di maggiori fondi per la giustizia, il varo della depenalizzazione, l'informatizzazione degli uffici.
Non può sopperirsi alla crisi delle strutture pubbliche, al cattivo e scoordinato funzionamento degli organi preposti al controllo del territorio ed alla prevenzione dei reati, nonchè alla scarsa efficienza dell'apparato giudiziario introducendo improvvisate, seppur altisonanti, misure che rischiano di rivelarsi controproducenti.
Al cittadino deve essere spiegato che già oggi il ricorso in Cassazione può essere proposto solo per vizi di legittimità e non di merito, e che, dunque, una ulteriore limitazione si risolverebbe in una sostanziale eliminazione della più importante garanzia di corretta applicazione della legge.
Al cittadino va chiarito, altresì, quale portata devastante può rivestire l'esecuzione anticipata della pena in un Paese in cui il 54% delle sentenze penali viene riformato in appello ed il 25% annullato dai giudici di Cassazione.
L'Avvocatura ha ribadito, nella mozione approvata lo scorso 12 settembre dal Congresso Nazionale Forense di Napoli, la necessità che sia salvaguardato fino alla sentenza definitiva il principio della presunzione di innocenza e che vengano mantenuti i due gradi del giudizio di merito.
L'Associazione Nazionale Forense considera inaccettabili i provvedimenti presi sull'onda dell'allarme sociale, perchè nessuna emergenza può giustificare l’eliminazione di garanzie, portato di secolare civiltà giuridica, insopprimibili in uno Stato democratico.

26 settembre 1999
                                                                              IL DIRETTIVO ANF