Diliberto e Jervolino: caro Silvio, collaboriamo

da Il Messaggero del 19.10.99

di RENATO PEZZINI
MILANO - Berlusconi aveva bussato, e il governo risponde: «Sulle questioni della sicurezza, maggioranza e opposizione devono collaborare». Parole di due ministri, Diliberto e Jervolino, che in fatto di lotta alla criminalità sono costretti a darsi da fare. E poiché —come dice Diliberto— «questi temi non sono nè di sinistra, nè di destra, ma sono di tutti», ecco i segnali di distensione rivolti a Berlusconi. 
Il capo del Polo, durante il security-day di Forza Italia organizzato sabato a Milano, dopo aver elencato le sue ricette per combattere la delinquenza aveva lanciato una sorta di appello: «Ci rivolgiamo al governo, perché la battaglia contro l’esercito del male si vince soltanto con una collaborazione fra maggioranza e opposizione». Parole che sembravano destinate a cadere nel vuoto dopo il "niet" di Fini («Con questo governo non c’è spazio per alcuna collaborazione») e le freddezze di Casini. 
Invece, dopo 48 ore, il governo prende sul serio il Cavaliere. Comincia Diliberto: «Ho apprezzato Berlusconi, perché su questi temi c’è bisogno del contributo di tutti. E poi perché, evidentemente, il Polo non giudica inutili le proposte del governo: questo permetterà di discutere e approvare in fretta il pacchetto sicurezza». 
La Jervolino, a grandi linee, non dice cose diverse. Con un accenno polemico, però: «Mi spiace che l’apertura di Berlusconi sia subito stata smentita da altri esponenti della destra». 
Polemichetta a parte, Del Turco, presidente della commissione antimafia, esulta: «E’ un giorno importante». Billè, presidente dei commercianti, spinge: «La sicurezza appartiene a tutti, nessun partito può strumentalizzarla, quindi c’è bisogno di una grande intesa». E Diliberto, alla fine, minimizza anche il dissenso di Fini: «Quello è un problema del Polo. Io prendo atto del fatto che l’esponente più rappresentativo dell’opposizione ha dato la sua disponibilità». 
In realtà, il dissenso di Fini si annuncia più profondo del previsto. Non è solo questione di opportunità politica, infatti, ma anche di contenuti: «Non si può collaborare» ha ripetuto ancora domenica il presidente di An «con chi vuole abolire l’ergastolo, o con chi paga di più i pentiti dei poliziotti». E ieri, giusto per alzare il tiro, ha fatto una proposta che —a naso— suonerà inaccettabile per il centro-sinistra: «Magari diranno che è una sparata» ha detto il capo di An «ma io penso che si debbano ripristinare i lavori forzati. Perché l’unica cosa che non vogliono fare i delinquenti, è lavorare». 
Fini a parte, nel Crime-day di Milano su una cosa sono d’accordo tutti. Che bisogna fare in fretta. Lo dice Billè, lo chiedono Albertini e Formigoni, lo assicurano i ministri dell’Interno e della Giustizia. Che, però, dedicano tempo a spiegare che finora il governo non è stato con le mani in mano. Sulla questione degli immigrati, per esempio: «E’ sbagliato confondere il tema dell’immigrazione con quello della sicurezza» dice la Jervolino «però possiamo dire che finora sono stati espulsi cinquantamila clandestini, alla media di diecimila al mese». E Diliberto: «Ci sono delle inefficienze, ma non si possono attribuire a noi che siamo al governo solo da un anno. Per quanto ci riguarda, ci siamo mossi e ci stiamo muovendo». 
Molto più lungo, tuttavia, rimane l’elenco delle cose da fare. Billè ne indica molte, e il ministro degli Interni si dice d’accordo su tutto, tranne l’idea di unificare in un solo corpo le forze di polizia: «La pluralità è una ricchezza, quindi unificare i corpi mi sembra inopportuno». Diliberto, dall’altra, si dice disposto a estendere la "41 bis" —cioè il regime carcerario duro per i mafiosi— anche ai gruppi criminali di altri Paesi. Con un ammonimento finale che, in qualche modo, può essere interpretato come un ulteriore segnale di distensione verso il Polo: «Non dobbiamo dimenticare che la vera difficoltà è quella di coniugare sicurezza con garantismo. Ma dobbiamo riuscirci».