Paola Severino: «Abbiamo il merito di aver saputo indagare su noi stessi» 

da Il Messaggero del 20.5.99

ROMA - Paola Severino Di Benedetto, avvocato e docente universitario, è la prima donna mai entrata a far parte del Cmm, il massimo organismo della Giustizia militare, di cui è anzi vicepresidente. Come spiega quanto è potuto accadere?
«Diciamo subito che non vi sono responsabili attualmente in servizio nella Magistratura militare; che i Procuratori che, dal ’94 in poi, hanno ricevuto questi fascicoli stanno tutti lavorando, sia con grande alacrità, sia assai bene. Aggiungo anche che, nello specifico settore dei crimini di guerra, la stessa magistratura ordinaria italiana non mi pare sia stata poi in grado di fare chiarezza su troppi episodi».
Ma come mai tanti documenti, e anche così importanti per accertare la verità, sono stati celati per mezzo secolo?
«Il Cmm crede d’averne indicato i motivi: non già soltanto il comportamento di Pg militari del dopoguerra; bensì il quadro complessivo in cui anche l’Italia si inseriva: i problemi legati alla divisione del mondo in blocchi, per cui la Germania Federale andava considerata come un baluardo dell’Occidente contro il blocco sovietico, da difendere».
Tuttavia, così si ricomincia, o meglio si comincia, a fare giustizia quando molti colpevoli nemmeno esistono più.
«Questo è innegabile: quanto è accaduto negli anni tra il 1950 e il 1965 ha comportato conseguenze pesantissime, ormai non più riparabili. Un terzo di quei fascicoli era corposo, comprendeva atti d’indagine già compiuti; un altro terzo, delle testimonianze, a volte anche rilevanti; l’ultimo, solo delle denunce: ma quasi sempre ben circostanziate. Aggiungo, però, che la Giustizia militare ha anche saputo indagare su se stessa; come, mi pare, non spesso succede: è un merito».