Nasce «sindacato» dei pentiti: ci sono anche i Casalesi 

da Il Mattino del 23.5.99

GIORGIO SANTAMARIA 
Ci sarebbero anche alcuni pentiti originari del casertano fra quanti hanno già prenotato la tessera dell’«Ascogi», la singolare associazione di collaboratori di giustizia fondata dal penalista napoletano Fernando Rossi che assiste circa 150 pentiti. L’idea di un sindacato (unico al mondo) che chiede più attenzione per la categoria dei collaboratori, ha dunque attratto quanti nella provincia di Caserta sono stati vicini ad organizzazioni camorristiche e che successivamente si sono allontanati per riferire i segreti di numerosi episodi criminosi. L’«Ascogi» - che al momento è presieduta dallo stesso avvocato Rossi e la cui carica in futuro potrà essere ricoperta da un collaboratore di giustizia - è nata per tutelare gli interessi dei pentiti e dei loro familiari. L’associazione - recita l’articolo 3 dello statuto - non ha scopo di lucro e tende al valore costituzionale della rieducazione e cura in via generale gli interessi culturali, di istruzione, sanitari, familiari e lavorativi dei propri associati, per il loro reinserimento protetto nella vita civile e sociale del Paese. Sono molti, tra pentiti e loro familiari, a lamentarsi dell’assistenza. Le difficoltà si incontrano quando - dopo la revoca della protezione - si devono presentare i documenti ad ospedali, scuole ed enti similari. L’identità si può cambiare solo nel periodo di «protezione» perchè la legge vieta di fornire a chiunque i documenti falsi. Fino al giugno dello scorso anno, i collaboratori di giustizia in Italia erano poco più di mille. Tra questi poco meno di una trentina sono della provincia di Caserta. In particolare, una buona parte di pentiti casertani sono ex appartenenti alla cosca dei «casalesi»: dall’antesignano Carmine Schiavone - «gola profonda» del clan del cugino Francesco «Sandokan» - al neo-pentito Francesco Cirillo, giovane esponente del clan, le cui prime dichiarazioni sono state utilizzate nell’inchiesta della Dda sulle infiltrazioni camorristiche nei cantieri della «U.S. Navy Supporto Site» di Gricignano d’Aversa. Tra i collaboratori di giustizia che hanno deciso si rivelare affari e collusioni della cosca casalese c’è anche lo slavo Vlastimier Protesie, per alcuni anni «colono» in un’azienda della famiglia Schiavone. Protetto in una caserma, anche un maresciallo dei carabinieri, Paolo Carlone prima indagato e poi divenuto importante «fonte» di notizie per l’indagine a carico del clan «La Torre» di Mondraagone. Nell’elenco dei pentiti «casalesi» figurano anche Dario De Simone, Giuseppe Quadrano, i fratelli Giuseppe e Carmine Di Girolamo, la moglie di quest’ultimo Adriana Rambone, Franco Di Bona, Giuseppe Pagano, Raffaele Caianiello, Salvatore D’Alessandro, Domenico Frascogna e Pasquale Pirolo (quest’ultimo, a metà tra pentito e teste semi-protetto). E ancora Rinaldo Borriello, Giacomo Maisto e la figlia Cristina divenuti collaboratori a seguito dell’agguato mortale camorristico teso a Vincenzo, rispettivamente figlio e fratello dei due; Benito Migliozzi («Esposito-Muzzoni»), Salvatore Conte («La torre» 9, Matilde De Luca («Quaqquaroni»). Dall’area criminale di Santa Maria a Vico-Maddaloni-San Felice sono invece usciti per collaborare Antonio D’Addio e Antonio Abbate.