La sfiducia sfiduciata

da La Repubblica del 30.5.98

Per la prima volta in Parlamento non tutti i firmatari votano la propria mozione

di SEBASTIANO MESSINA
STANCA del solito tran-tran ulivista - l’Italia entra in Europa, Gelli esce dall’Italia, Bossi dice di andarsene ma non se ne va mai - l’opposizione aveva pensato di movimentare un po’ questo grigio venerdì di maggio. Non era facile. Una volta si sarebbe potuta tentare una bella imboscata di franchi tiratori.  O una memorabile maratona con 10 mila emendamenti. O un ribaltone primaverile con rimpasto balneare. Ma i tempi cambiano, i ribaltoni scarseggiano e l’ostruzionismo alla Camera non si può fare di venerdì (finchè si scherza si scherza, ma il weekend dell’onorevole è sacro). Così, pensa che ti ripensa, quelli del Cdu-Cdr e quelli della Lega - già accomunati dalla scelta di puntare su due miraggi, l’Udr e la Padania - si sono fatti venire un’ idea geniale. La mozione di sfiducia duplex, versione king size di quella individuale.  Per inaugurare il gioco, è stata scelta la coppia di ministri più gettonata dai giornali e dai superlatitanti: Napolitano e Flick.  In teoria, la Lega e il Cdu-Cdr avrebbero potuto dividersi i bersagli e sfiduciare ciascuno un ministro, e invece hanno preferito creare una società: due partiti contro due ministri (non è escluso che in futuro l’esempio faccia proseliti, arrivando anche a cinque contro cinque, come nel calcetto: una mozione in multiproprietà, sottoscritta da una coalizione a responsabilità limitata). A quel punto, come avevano previsto quelle vecchie volpi di Buttiglione e Maroni, è cominciato il bello.
Perchè gli ulivisti, che non hanno immaginazione, si aspettavano che il Polo votasse contro i due ministri. Non avendo dato loro la fiducia, avrebbero di sicuro votato la sfiducia. Macchè. Noi, ha spiegato soavemente il coriaceo Pisanu, non siamo né a favore né contro: “Semplicemente ci rifiutiamo di partecipare al voto su questa sfiducia individuale plurima”. Non si può dire sì o no a due ministri per volta. Ma come, ha obiettato qualcuno, voi non eravate contro l’ intero governo? Sì, hanno risposto quelli di Forza Italia, ma in teoria il Polo avrebbe potuto, che so?, sfiduciare Flick e dare la fiducia a Napolitano (che sarebbe così diventato il primo ministro all’unanimità della storia del Parlamento). Ma certo, ha aggiunto Pinuccio Tatarella, presentandosi come “un esperto consulente di mozioni di sfiducia”. “Il voto cumulativo non esiste. Se la sfiducia è individuale, c’è il nostro voto individuale. Se la sfiducia non è individuale, ci sarà la posizione collettiva di non partecipare a un voto non individuale”. Dopodichè ha abbandonato l’aula, seguito da tutti i deputati del Polo (tranne quattro).
Restavano, a difendere le loro tesi, i 75 firmatari della mozione a due piazze. Sulla carta. Perchè al momento del voto neanche loro c’erano tutti. Umberto Bossi e Bobo Maroni, per esempio, non si sono neanche visti, accontentandosi di mandare il solito Borghezio a porgere il saluto: “Da questa Italia noi ce ne andiamo! Tanti saluti, governo dell’Ulivo! Tanti saluti, ministri Flick e Napolitano!”.  Assenti, irreperibili, latitanti anche 35 promotori della mozione di sfiducia, da Apolloni a Stefani. E come loro metà dei leghisti e metà del Cdu-Cdr (l’ altra metà è rimasta, ha spiegato l’onorevole Cardinale, “per un dovere di testimonianza”).
Ricapitolando: metà dell’opposizione non votava perchè non se la sentiva di sfiduciare due ministri per volta, l’altra metà neanche si presentava in aula a sostenere la sua stessa mozione. E così, mentre i deputati dell’Ulivo - costretti a una presenza massiccia - assistevano a bocca aperta alla liquefazione della squadra avversaria, Vittorio Sgarbi ha colto tutti in contropiede votando a favore dei due ministri, “perchè al peggio non c’ è mai fine, e se cacciamo loro chissà chi sarebbe capace di nominare, questo governo”. Ancora un paio di queste mozioni di sfiducia, e il governo Prodi conquisterà l’immortalità.