Il Capo dello Stato invita i parlamentari a proseguire sulla
via della revisione
costituzionale
Scalfaro
insiste sulle riforme
da Il Sole 24 ore del 30.5.98
ROMA — «Pazienza e umiltà aiutano a slegare qualunque nodo,
anche il più intricato», dice Oscar Luigi Scalfaro nel tentativo
di alleggerire la pressione che continua a gravare sul processo di revisione
istituzionale. Perché se Forza Italia resta irremovibile nel
suo “no” alla formula del presidenzialismo all’italiana, i Ds sono altrettanto
decisi ad andare avanti sulla strada della riforma parlamentare, escludendo
ogni controproposta e mediazione. Così Massimo D’Alema non esita
a sfidare Silvio Berlusconi; esclude di voler abbandonare il suo ruolo
di relatore della legge e avverte che il testo della Bicamerale continuerà
il suo cammino in Parlamento, dove potrà essere battuto, in luglio,
soltanto da un esplicito e ben palese voto contrario.
Certo, ammette il segretario diessino, il voto contrario dei forzisti
rappresenta «un fatto molto negativo». Ma, obietta, «non
impedisce niente». Così, martedì prossimo i deputati
riprenderanno a votare gli articoli del progetto della nuova forma di governo
e andranno avanti come se niente fosse sino a mezza estate, quando dovranno
licenziare il testo finale. È soltanto in quel momento, secondo
D’Alema, che si faranno i conti e si potrà verificare se si è
«formata per un ripensamento legittimo una maggioranza contraria,
che dovrà in ogni caso appalesarsi attraverso un voto parlamentare».
D’Alema ricorda il precedente della Costituzione del ’48 che, nota, passò
su molte questioni specifiche a stretta maggioranza. Ma non trascura neppure
di osservare che «se il Polo dovesse votare compattamente e posto
che Rifondazione è stata coerentemente contraria fin dall’inizio
e anche la Lega è avversa alle riforme, non ci sarebbe più
una maggioranza a favore della proposta della Bicamerale. Sarebbe un fatto
politico e come tale verrebbe esaminato», conclude il segretario
diessino.
Le riforme procedono, il Governo è al riparo da rischi e ieri
Romano Prodi s’è preoccupato di ribadire la “neutralità”
dell’Esecutivo sulle riforme, non dimenticando d’avvertire che «la
stabilità dell’Esecutivo, la solidità della maggioranza e
la continuità della legislatura sono valori essenziali». A
confortare la scelta di D’Alema è intervenuto lo stesso capo dello
Stato, che da Napoli ha insistito nel ripetere che è necessario
che le riforme vadano in porto e che le forze politiche si impegnino sino
in fondo. Lasciando intendere che a questa linea di comportamento
non ci sono alternative.
Forse il presidente della Bicamerale punta su una dissociazione di
Fini dalle posizioni berlusconiane. Peraltro con assai flebili speranze;
perché ieri il presidente di An ha ripetuto che col suo “no” alla
riforma presidenzialista Fi «ha compiuto un errore, pur comprensibile».
Ma, rassicurando implicitamente Berlusconi, ha criticato anche la decisione
di D’Alema di andare avanti a forza di maggioranze: «È un’inutile
impuntatura, perché non c’è un problema di numeri ma di condizione
politica». Fini ha auspicato un tentativo dell’Ulivo per rimuovere
le questioni poste da Berlusconi, ma i Ds gli hanno risposto: «Non
vendiamo tappeti».
Dietro le quinte, comunque, i plenipotenziari di Fi e di An hanno ripreso
i contatti per una ricucitura dello strappo consumato mercoledì
alla Camera. Berlusconi e Fini si sono tenuti in contatto ma della “mediazione”
all’interno del Centro-destra si sono incaricati in particolare i capigruppo
parlamentari Beppe Pisanu (Fi) e Giuseppe Tatarella (An). Tutto a
posto? Martedì, quando la Camera riprenderà le votazioni
sugli emendamenti, i deputati di An voteranno insieme coi forzisti, ma
le incomprensioni e i sospetti fra i due soci del vecchio Polo restano
sempre forti e consistenti. Come restano forti e consistenti i motivi per
non allontanarsi troppo: anche se Berlusconi sembra inseguire un suo progetto
neocentrista, non può certo permettersi il lusso di restare solo
nella sua battaglia contro le riforme. Non può restare solo neppure
Fini, a meno di non sottoporre il suo partito a una troppo disinvolta operazione
politica. Ma intanto molti esponenti di An continuano a sottoscrivere il
referendum maggioritario di Antonio Di Pietro.
Franco Colasanti
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