| “Siamo
contro la pena di morte”
da Il Manifesto del 30.5.98
Quattro parlamentari si fanno richiudere nel carcere di Rebibbia per
protestare contro le disumane condizioni dei malati di Aids
A. P. - ROMA
S i sono “autoreclusi” ieri nel G14 di Rebibbia. Sono tre senatori,
Giovanni Russo Spena e Stefano Semenzato, di Prc, e Athos De Luca, dei
Verdi e il deputato Verde Paolo Cento che, dopo essere andati a visitare
il reparto clinico, il cosiddetto “ospedaletto” del carcere romano, hanno
deciso che ci sarebbero rimasti dentro fino a che non avessero avuto dal
ministro della giustizia Flick segnali positivi di cambiamenti di rotta.
Assieme a loro, anche tre attivisti dell’associazione Lila (lega italiana
lotta Aids) tra cui il presidente del Lazio Claudio Fazio e un aderente
all’ associazione Liberiamoci dal carcere.
Hanno chiesto che siano applicate le norme sull’incompatibilità
tra l’Aids e il carcere: “Chiediamo un impegno politico serio e preciso
a Flick”, ha detto il presidente della Lila, Vittorio Agnoletto.
Chi è entrato nell’”ospedaletto” ha trovato condizioni che,
ha detto Agnoletto, “sono molto vicine alla pena di morte”. E ha citato
i casi di tre detenuti: Mauro Lanzetti, con Aids conclamato e una grave
infezione alla gamba, fino a poco tempo fa agli arresti domiciliari e a
cui era già stata data l’incompatibilità con il carcere;
Federico De Vito da sette mesi senza terapia hiv in quanto diabetico e
un terzo carcerato che ha un residuo di pena da scontare di 2 mesi e 28
giorni e a cui una volta recluso sono state interrotte le terapie.
Sono 2 mila i sieropositivi nelle carceri ufficialmente tastati ma
forse il doppio quelli realmente detenuti e 301 quelli con Aids sotto la
soglia dei linfociti previsti dalla legge (poi cancellata tre anni fa dalla
Corte costituzionale), ha spiegato Mauro Palma, presidente dell’Associazione
Antigone. E ha sottolineato come nel marzo scorso l’amministrazione carceraria
sia stata costretta a emanare una circolare per indurre i direttori delle
carceri a non chiudere in cella i malati di aids.
“Si sta sollevando un problema reale, su cui la maggioranza è
effettivamente in ritardo e su questo da parte nostra c’è interesse
e sensibilità”, ha detto il presidente della commissione giustizia
della camera, Giuliano Pisapia, arrivato al carcere di Rebibbia poco dopo
le 14 insieme al deputato verde Paolo Cento. “La commissione giustizia
farà di tutto per arrivare alla definizione in tempi rapidi del
provvedimento di incompatibilità - ha aggiunto Pisapia - Il Parlamento
comunque ha già fatto notevoli passi avanti ed entro un mese dovrebbe
entrare in vigore la legge sulla depenalizzazione dei reati minori”. E
Massimo Barra, di Villa Maraini, che lo scorso anno sollevò il caso
di Cinzia Merlonghi, la donna che dopo essre uscita dal carcere e dalla
tossicodipendenza, rischiava di tornare in galera per scontare un residuo
di pena, ha precisato che casi analoghi sono molti, troppi.
Nel pomeriggio, la delegazione ha ottenuto che tre detenuti malati
siano scarcerati. Si tratta di Marco Lanzetti a cui sono stati concessi
gli arresti domiciliari e altri due detenuti, dei quali non è stato
fatto il nome. “Il fatto che l’ iniziativa abbia portato in un solo giorno
alla scarcerazione di tre persone - ha detto Pisapia - significa che anche
con le leggi attuali possono essere evitate certe situazioni. La magistratura
di sorveglianza deve capire che queste situazioni non possono essere risolte
con il carcere”. I parlamentari e i responsabili di Lila, Antigone, Movimento
federativo democratico, Villa Maraini e Liberiamoci dal carcere hanno anche
chiesto la chiusura del centro clinico di Rebibbia. Claudio Fazio,
uno degli autoreclusi, ha detto che “in otto ore abbiamo visto scene di
vita assurde. Persone in condizioni di vita pessime e senza un’adeguata
assistenza. La sanità penitenziaria non può garantire la
sopravvivenza dei detenuti e deve essere gestita dal Sistema sanitario
nazionale”. Invece i medici penitenziari hanno indetto uno sciopero dal
3 al 15 giugno proprio contro questa ipotesi.
I parlamentari hanno annunciato che presenteranno un’interpellanza
e chiederanno al ministro Flick “di intervenire tempestivamente”, non escludendo
neppure il ricorso al decreto legge.
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