Scambi e veti incrociati bloccano il giusto processo 

da Il Sole 24 ore del 4.7.99

L’appello rivolto nei giorni scorsi alle forze politiche da Carlo Azeglio Ciampi di accelerare sulle riforme costituzionali fattibili e urgenti, tra le quali il capo dello Stato ha ricordato esserci anche il «giusto processo», oltre all’elezione diretta dei presidenti delle Regioni e al federalismo, rischia di cadere nel vuoto. Questo nonostante Ciampi, nei colloqui avuti con gli Enti locali e i partiti, abbia riscontrato «l’unanimità in favore delle riforme» e sia perciò convinto che si tratti solo «di tradurre in realtà delle norme che tutti sostengono».
La realtà è però diversa. Giunti a metà del guado, con un testo finalmente licenziato da un ramo del Parlamento, c’è sempre qualcosa che si mette di traverso e fa slittare l’approvazione definitiva della nuova legge. È successo per l’elezione diretta dei presidenti delle Regioni: il testo votato dalla Camera è stato modificato al Senato, per volontà dei Ds e contro l’opposizione, ed è tornato a Montecitorio con in dote l’aggiunta del doppio turno di ballottaggio. Sta succedendo con il giusto processo, per le modifiche proposte in Comitato ristretto della commissione Affari costituzionali dal nuovo relatore Antonio Soda (Ds) al testo approvato dal Senato, che il Polo vorrebbe non fosse più toccato. Ma la vicenda che ha definitivamente fatto imbestialire l’opposizione, riaprendo lo scontro sulla giustizia, si è consumata al Senato su un’altra questione che il Polo lega indissolubilmente alle sorti del giusto processo: la disciplina transitoria dell’incompatibilità Gip-Gup, giudici delle indagini e dell’udienza preliminari, che oggi possono essere la stessa persona. L’entrata in vigore del_l’incompatibilità tra il giudice che firma l’arresto e quello che rinvia a giudizio era stata fissata con un decreto legge del Governo del maggio scorso al 2 gennaio 2000. Ma la commissione Giustizia del Senato al_l’unanimità e con parere favorevole del Governo ha votato un emendamento che propone di anticiparne l’efficacia e che è già stato definito, per gli effetti che può avere, la norma «salva Previti». In Aula, senza peraltro riuscire a raggiungere per quattro volte il numero legale per poterlo votare, la maggioranza ne ha presentato un altro: se l’udienza preliminare è già in corso il Gup continua a essere titolare del processo. Per Marcello Pera, responsabile giustizia di Fi, l’emendamento presentato dalla maggioranza «rappresenta una norma fotografia contro Previti» e questo modo di fare «è la ferita a morte per il clima bipartisan sulla giustizia e per il giusto processo». La discussione su quest’ultimo slitta così alla prossima settimana in prima Commissione della Camera, così come al Senato è rinviata quella sull’entrata in vigore dell’incompatibilità Gip-Gup. Ancora una volta il pur circoscritto processo di revisione costituzionale si arena soprattutto a causa della giustizia. L’impressione è che l’atteggiamento dei Ds, usciti malconci dalla tornata elettorale, sia però quello di «alzare il prezzo» delle riforme — modificando un testo approvato da una Camera in modo non gradito al Polo, facendo all’ultimo momento marcia indietro su un provvedimento considerato fondamentale per il Centro-destra — per arrivare a ottenere la riforma che lo stesso segretario Walter Veltroni ritiene più importante: quella della legge elettorale. Il doppio turno di collegio, che da solo, per i Ds, darebbe a questa legislatura un significato determinante sul piano delle riforme.
Luca Ostellino